A spasso per le Langhe, fra castelli e vigneti

LA NOSTRA PROPOSTA
from/night

Day 1

Per cominciare a conoscere le Langhe, partiamo dalla sua capitale, Alba. Da scoprire  lentamente, la cittadina ha in serbo tante sorprese: i resti romani ma, soprattutto, il passato medievale, che si ritrova nei vicoli stretti e caratteristici, nelle torri e nelle botteghe artigiane.

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Se la visitate in ottobre, non lasciatevi sfuggire la “Fiera del Tartufo Bianco d’Alba”, che attira appassionati da tutto il mondo.

Uscendo da Alba, scopriamo un territorio ricco di torri, manieri, fortezze e paesaggi mozzafiato, che ha vissuto una vera e propria rinascita a partire dagli anni ’90. Molti i casali e i borghi restaurati, sempre più d’eccellenza le produzioni agricole delle cantine storiche, scavate nel tufo, e mete ambite del turismo enogastronomico. Testimone di questa ritrovata vitalità, il WIMU, l’innovativo museo del vino che si trova in Castello Falletti a Barolo.

 

MI PIACE

Ripercorrere questi territori sulle tracce di due grandi scrittori italiani che li hanno amati molto, Cesare Pavese e Beppe Fenoglio.

Day 2

Terra di castelli, dicevamo. Andiamo allora a scoprire quello di Grinzane Cavour, a pochi chilometri da Alba. Sorto attorno alla torre centrale della prima metà del secolo XI in uno degli scenari più suggestivi della Langa, contiene tante anime: un museo etnografico, dove sono ricostruite cucina albese del ‘600 e dell’800 e una distilleria settecentesca, l’Enoteca regionale, un ristorante e persino un centro congressi.

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Il suo proprietario più illustre è stato il Conte Camillo Benso di Cavour, uno dei protagonisti dell’Unità d’Italia, che ci accompagna a visitare la sua dimora.

MI PIACE

Andar per Langhe e sentirsi felici in una piccola straordinaria cappella piena di gioia e colori dentro e fuori: la Cappella di Sol LeWitt e David Tremlett, a Brumate La Morra.

Day 3

Prima di salutare le Langhe andiamo a visitare una tenuta vinicola che vanta ben 155 anni di storia! Siamo a Serralunga d’Alba, nel cuore del Piemonte del vino. Qui, un secolo e mezzo fa, un re si innamorò perdutamente di una popolana, Rosa Vercellana.

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Le donò quindi questi 54 ettari di terreno e, poco dopo, la insignì addirittura del titolo di Contessa di Mirafiore e Fontanafredda. La storia della tenuta inizia così, con questo regalo d’amore, e prosegue sotto forma di attività commerciale a partire dal 1878, quando ne prende le redini Emanuele Guerrieri Conte di Mirafiore, figlio del re e della “Bela Rusin”, imprenditore che oggi definiremmo illuminato per il suo approccio assolutamente moderno.

Molto di quello spirito di innovazione deve essersi tramandato ai suoi discendenti, perché l’azienda continua a sperimentare, pur conservando intatte le testimonianze del suo nobile passato: la residenza di caccia, il borgo, le ampie cantine, i vigneti.

MI PIACE

Passeggiare nel Bosco dei Pensieri all’interno della tenuta di Fontanafredda. E fra un aforisma, uno scorcio e i vigneti,  riflettere sulla vita di oggi e quella ai tempi del re Vittorio Emanuele di Savoia, che passeggiava qui. Come me.

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